sabato 6 giugno 2015

Lettera a mio padre.




Ed è proprio questo silenzio che fa da padrone, fra noi, da 16 anni.
Questa lettera è per te, e non importa se la leggerai o no, non importa se capirai o meno ciò che voglio dirti o ciò che provo, credo sarebbe chiederti troppo.
Ma voglio scrivertela lo stesso, perché infondo al mio cuore sento di doverlo fare, e perché almeno per una volta, voglio preferire il rumore delle parole, anche se scomodo, al silenzio.






Ciao papà, non ti ho mai chiamato così e probabilmente non lo farò mai. Sei per me, un nome, un viso che nemmeno ricordavo se non ci fosse stato Facebook, se sognandoti una notte, non avessi deciso di cercare il tuo volto, perché nei miei sogni, non c'era affatto. Quando ci siamo conosciuti, io non sapevo minimamente chi fossi, e ingannata fino alla fine, non feci troppo caso alla tua presenza, presa com'ero ad imprimere nella mia memoria, quella stanza azzurra e gli occhi di quei bambini, con cui avevo un legame di sangue, ma che, non conoscevo affatto. 
Lo so, anche tu, sei stato ingannato, ed hai vissuto la tua vita, ignorando perfino che io esistessi, eppure, hai un'altra figlia, la maggiore, un'altra femmina. Io non ce l'ho con te, non ce l'ho mai avuta con te, a dire il vero, ma lo shock, è stato forte anche per me, soprattutto, perché l'unica figura che per me ha contato, è stata proprio quella di mio padre, e se penso ad un padre, penso a lui, il suo viso non si frappone al tuo, non può confondersi. Non sto dicendo queste parole per ferirti, per farti stare male, e sono convinta infondo, che anche tu, quando pensi alle tue figlie, pensi a quelle che hai cresciuto, e sono convinta, nel migliore dei modi.
Sedici anni fa, mi sono ritrovata a cercare di capire cosa fare, se farti entrare nella mia vita, se darti e darci, un posto. Però, più passava il tempo, più mi rendevo conto, che un posto in queste vite ormai adulte, non c'era. Tu, avevi la tua famiglia, ed io mi sono sentita in dovere di proteggerti, non come aveva fatto la donna che mi ha messo al mondo, che ha distrutto il tuo mondo, da un giorno all'altro. Mi sono sentita in dovere verso le mie sorelle, anche quelle che non riconoscono la mia presenza, di farmi da parte, anche per rispetto alla donna che hai sposato, e che avrà sofferto molto per questa situazione, vedendo minato il suo mondo, le sue certezze e quelle dei suoi figli.
Spero che oggi, sia chiaro, che io non voglio nulla, che i nostri mondi, camminano su due binari paralleli, pur non incontrandosi mai. 
Oggi che sono mamma anche io, ancora meno posso pensare e posso giustificare ciò che è successo 38 anni fa. Non giudico nessuno, ma non capisco e forse non capirò mai. Però sinceramente posso immaginare, cosa significa avere una figlia, al mondo, e non sapere nulla di lei.
Non posso immaginare nulla di te, non ti conosco. Non posso immaginare cosa provi, cosa senti, ma da ciò che mi dice mia sorella, abbiamo caratteri simili, e se è così, capisco anche perché son passati 15 anni, e non ci sono più stati contatti fra noi. Non siamo bravi a gestire le emozioni, i sentimenti profondi, i cambiamenti, ci spaventano molto.
Probabilmente io non potrò mai essere tua figlia, e tu, non sarai mai mio padre, perché forse è semplicemente troppo tardi, o forse, l'aver vissuto due vite diverse, ci ha allontanati per sempre. Faccio già fatica con le mie sorelle, non perché non voglio loro bene, ma perché non siamo cresciute insieme, perché faccio fatica a creare dei legami. Io non li ho avuti. Ho un vuoto di radici e questo vuoto, continua a pesare sulla mia vita, come un macigno, avvolte si fa troppo pesante.
Non so se ci rivedremo, forse si, ma qualsiasi cosa accada, vorrei che sapessi che non porto nessun rancore, nessuna rabbia. Il dolore quello si, è difficile superarlo, ma spero di riuscire a far pace con il mio passato, prima o poi, ed allora forse, tutto sarà più semplice.
Ciao.

Sono giorni che sento risuonarmi dentro queste parole, che ne sento la profondità, il dolore, la speranza.
Sono giorni che vorrei scrivere, ma come 15 anni fa, non mi azzardo ad entrare nella vita degli altri, se non in punta di piedi.
E di una cosa posso solo essere grata a quest'uomo dagli occhi come i miei, mi ha dato la vita. 
Cosa sia avvenuto dopo, è stato solo volere di Dio. 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

5 commenti:

  1. Cara Themoon, le tue parole sono di un'onestà incredibile nei confronti di tuo padre...e mi verrebbe da aggiungere anche ricche di una fredda lucidità. E' vero non è il vincolo di sangue che crea un legame, ma il viversi anche partendo dall'essere due estranei. Poi chissà se è troppo tardi o troppo presto per iniziare a viversi, ma è giusto che ognuno intraprenda la direzione a cui si sente più legato...
    un abbraccio

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Blumoon delle tue parole.
      A rispondere, sarà solo il tempo.

      Elimina
  2. Terribile...ho avuto (?) un padre dall'altro capo del mondo una vita intera...e...forse non dovrei, ma mi pare di capire molto di questo post, più di quello che c'è scritto.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Perché non dovresti?
      Essere capiti è una sensazione meravigliosa, tanto quanto capire.
      Grazie.

      Elimina
  3. Caspita… che cosa destabilizzante deve essere stata per te!
    Sei brava sai? si sente da come scrivi che non c'è rabbia ma soltanto un lieve rimpianto… e poi magari tuo padre lo leggerà prima o poi questo tuo messaggio, mai porre limiti al fluire delle cose! :*

    RispondiElimina

Le vostre opinioni sono linfa vitale...