domenica 27 gennaio 2013

Per non dimenticare

Sembra banale oggi, scrivere un articolo che parli di memoria, che parli di genocidio, di strage, di ciò che è stato lo sterminio avvenuto in troppi paesi, degli ebrei.
Eppure credo, che di banale, non ci sia nulla. Credo che, il tempo, lo viviamo, e troppo spesso, il tempo ci porta a dimenticare.
Dimenticare l'efferatezza, la crudeltà, il dolore, la paura.
Dimenticare i milioni di ebrei, morti solo perchè non erano ariani.
Dimenticare i milioni di bambini ebrei, sottoposti a torture, sperimentazioni, dolore.
Dimenticare che i più, non avevano più un nome, un'identità, uno scopo. Attendevano la morte e forse, ci speravano anche un pò, perchè c'è un limite alla sofferenza umana. Esiste un limite al dolore.
Dimenticare i tanti tedeschi, italiani, che hanno dato la loro vita per salvare, il loro vicino di casa, l'amico, o l'estraneo, solo perchè hanno avuto il coraggio di definire ingiusto ciò che stava succedendo ed hanno avuto il coraggio di fare qualcosa.
Questa immagine, mi ha colpita tanto, nonostante sia fra le meno brutali che ho visto; ci sono tanti bambini, anime innocenti, e poi, c'è una donna che tiene fra le braccia un bimbo più piccolo, avvolto in una grossa coperta. Come tutte le mamme, lei, si preoccupava che il bimbo non prendesse freddo, non si ammalasse; si poteva morire di febbre, di bronchite. In un campo di concentramento.
In un campo dove uccidevano migliaia di persone al giorno.
Il pensiero è assurdo, se ci pensate.
Eppure c'è dentro, tutta la natura umana. Quella natura che non ti fa arrendere nemmeno quando guardi la morte in faccia ogni giorno, nemmeno quando sai che prima o poi, toccherà a te.
C'è la forza dell'essere umano, che non molla mai. Non si arrende. Spera.
Sono stati fatti tanti film, uno più bello, triste e commovente dell'altro.
Personalmente quello di Benigni, per me, è uno dei più belli, allegri, dolci, tristi.
Sembra una storia inventata, perchè credo che nessun figlio del dopo guerra, possa pensare che una crudeltà del genere possa veramente essere stata vissuta.
E' già un'abominio per la mente, figuriamoci per il cuore, per il cervello e per quella parte dentro di noi, che chiamiamo coscienza.
Ecco, forse a questo, dovremmo pensare quando vediamo arrivare i barconi pieni di sfollati, pieni di disperati.
Dovremmo pensare a questo, quando passiamo davanti a "centri di accoglienza" pieni di umanità, di colore e cultura diverse, ma figli dello stesso cielo, figli dello stesso Dio.
Siamo esasperati è vero, ma pensate se domani, foste costretti a lasciare le vs case, la vs terra, il vs oggi, per avventurarvi in un futuro, su un barcone malridotto, accatastati come nemmeno il bestiame si accatasta.
Pensate a come vi sentireste.
Pensate a che inferno vivono queste persone. A come le loro certezze siano scomparse. A come si sentiranno soli, impotenti, tristi.
Pensiamoci ogni volta, che troviamo un ragazzo che fuori dal supermercato vuole accompagnarci il carrello alla macchina, per racimolare l'euro in esso contenuto. Pensiamoci, perchè ci viene facile puntare il dito e giudicare, ma non conosciamo lui, la sua storia, il suo dolore e l'umiliazione che comporta stare lì davanti a chiedere l'elemosina; che ci sia il sole, che ci sia pioggia, che stia nevicando.
Pensiamo, che c'è tanta gente, forse troppa, che sta peggio di noi.
Pensiamo, che lo sterminio degli ebrei, è stato forse il crimine più terribile commesso dall'umanità, contro l'umanità (che strano gioco di parole), ma che ne commettiamo uno ogni giorno, altrettanto grave e mostruoso, emarginare chi è diverso.
Qual'è la differenza?
Siamo anche noi ariani?


2 commenti:

  1. Niente è banale quando l'urlo cosmico del dolore affonda le radici nel cuore della terra.
    non dimentichiamolo mai!
    Un abbraccio caro*

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  2. Vero mia cara, non c'è banalità nel dolore, nella morte, la banalità forse, sta nell'oblio.
    Grazie di essere passata.

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