domenica 22 novembre 2015

1-0 per me: endometriosi, non mi avrai!

E poi ci sono sere come questa, in cui le parole ti fanno compagnia, e ti fanno da sostegno, fra i dolori, che avvolte non riesci più a sopportare. 
Perchè diciamocelo chiaro, chi sta male è una rottura di scatole per sè e per gli altri.
Ma non puoi scegliere nè sè, nè quando, così semplicemente stai, e stringi i denti, e cerchi di andare avanti. 
Mentre il male ti logora dentro, ma ormai lo sai, ci convivi da moltissimi anni, ci fai i conti ogni giorno.
Ricordo ancora benissimo il giorno, in cui per la prima volta venni a contatto con la maledetta endometriosi. Ancora non aveva un nome, ancora non sapevano diagnosticarla, ma ricordo i suoi dolori, ricordo il senso di impotenza, incomprensione e di solitudine. Perchè nessuno mi credeva, nessuno mi capiva, nessuno era in grado di mettersi nei miei panni.
Ancora  oggi, purtroppo succede, ma è per fortuna una rarità.
Se penso che la maggior parte dei medici ginecologi, che ti dovrebbero credere ed ascoltare quando parli dei tuoi dolori, è un uomo....ho detto tutto.
Senza nulla togliere, ma non hanno nemmeno idea di cosa siano i dolori mestruali, come fanno a conoscere e addirittura descrivere o peggio, capire, altro?
Si, perchè fondamentalmente l'endometriosi in sè, per quanto sia una brutta bestia, non ti uccide, e da sola è anche sopportabile. Ma è viscida come può esserlo un fungo, da bravo parassita, si trascina dietro tanto altro, e lascia il povero essere rinsecchito (e non è certo il mio caso, credetemi!), senza linfa vitale.
Proprio stasera, ho avuto modo di passare del tempo, con una persona che è stata molto importante nel mio passato, a cui sono legata da un profondo affetto, e che, è stata colei che dopo quella prima disastrosa diagnosi, mi ha abbracciata, consolata, asciugato le mie lacrime.
Colei che mi era amica, parente e anche un pò mamma, in quel periodo di profondo vuoto affettivo e familiare che stavo vivendo.
Colei che mi faceva ridere fino a piangere, e che mi ha fatto piangere per la dimostrazione del profondo affetto che aveva nei miei confronti e che era naturalmente pienamente ricambiato.
Perchè ci sono persone nella nostra vita, che non passano invano, che lasciano un segno.
E' l'amore a farlo. 
L'amore ricevuto e quello donato.
Sono pezzi di cuore, di rispetto, che semini in giro e che una volta germogliati, non cessano mai di fiorire. E rimangono lì, come se avessero il dono di una fioritura eterna. E mentre tutto intorno a noi cambia, e cambiano le stagioni, cambiano i venti, le vite, le persone, ci sono affetti, che restano immutati. E non importa se non ci si vede mai (però ci si promette sempre di cambiare), se non ci si frequenta, queste persone, restano nel cuore, sempre e comunque.
E questo, nessuna malattia può cambiarlo.
Nemmeno stasera, la bestia ha vinto.
Nonostante mi hai messo a dura prova, con male alla schiena e coliche di ogni tipo, e con dolore tale, da dover ricorrere al mio adorato toradol, non mi hai presa.
Ho scritto il mio blog, ho letto a mio figlio una bellissima storia di natale, ed in mezzo ai suoi peluques si è addormentato.
Anche stasera, 1-0 per me!

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