martedì 13 marzo 2012

La dura scelta di una mamma

Per tanti mesi, ho pensato e ripensato di rimettermi a lavorare!

Pensavo che ancora il mio cucciolo era troppo piccolo, pensavo che dovevo prendermi cura di lui, che dovevo accudirlo bene, che mi ero presa la responsabilità di crescerlo, quando avevo deciso di averlo.

Quando ho desiderato un figlio con tutte le mie forze, ho deciso con il romanticismo delle neomamme, che lo avrei cresciuto io, che non avrei permesso a nessuno di vivere con il mio cucciolo quei momenti unici che solo una mamma può gustarsi appieno e può farlo soltanto stando sempre con lui.

E così ho fatto.

Poi, ad un certo punto è diventato davvero molto difficile. Ho dovuto privarmi di ogni mio spazio, di ogni esigenza, il mio adorabile bambino era davvero molto esigente. Ora, se dicessi di averlo fatto con assoluta spontaneità direi una bestialità. In me, c'è sempre stata una parte egoista che diceva di non sacrificarmi, almeno non in toto. Non è stato facile, non è stato semplice, ma è stato un bene, per lui e per me, che grazie a lui ho imparato a fare la mamma.

Ho scoperto che per quanto istinto materno hai, davanti ad un neonato che urla in continuazione e non dorme mai, la pazienza ti scappa comunque. Ed ho imparato a miei spese, e a quelle di mio figlio, che mamme si diventa. Non ci si nasce. Che è un'esperienza bellissima e frustrante. Ed è difficile e meraviglioso.

Poi, man mano che lui iniziò a crescere, riecco l'idea di rimettersi a lavorare. Ma c'è crisi, il lavoro non si trova, ci sono un sacco di problemi. Figuriamoci se si trova facilmente. Bene, ho fatto un solo colloquio, ed è andato alla grande. Oggi la conferma, domani inizio.

Nel momento in cui ho deciso che avrei lavorato, ecco, il lavoro è venuto da me! Legge dell'attrazione? si, penso di si. Attraiamo ciò a cui pensiamo di più, quello che è il fulcro dei ns. pensieri. Positivi o negativi che siano.

Ma poco fa, entro in camera e guardo il mio bimbo abbandonato sul letto, nella braccia di Morfeo. Mi distendo accanto a lui, ne respiro l'odore, tocco quella sua testolina tonda, lui mette una manina intorno alla mia, proprio come nella ns. foto sopra, e mi scende una lacrima.
Dentro ogni donna che è mamma, c'è questo combattimento, questo senso di colpa, questo senso di impotenza e di abbandono. C'è il desiderio di migliorare e la paura di farlo. C'è questo affidare la vita di tuo figlio, il suo carattere, la sua crescita, alle maestre dell'asilo, alle nonne, e a Dio, che lo protegge e lo guarda sempre da lassù. E mentre scrivo tutto questo, ecco che ancora lacrime scendono sulle guance, perchè è dura per me, ricominciare tutto. Lo desidero e lo temo.

In queste lacrime c'è tutto. Liberazione e paura. Fallimento e gioia.

Ricerca costante di una felicità avvolte troppo difficile da inseguire, avvolte così fragile, avvolte così complicata, eppure irrinunciabile.

Eppure non possiamo fermarci. Rinunciare vorrebbe dire non vivere. Ed io so, che sono fortunata. So, che dentro di me, ho ancora un cuore che batte e che ama. E che se, i miei giorni sulla terra non sono infiniti, di me, ci sarà sempre qualcosa e gli occhi di mio figlio, ne saranno sempre lo specchio indissolubile.

2 commenti:

  1. Che bel post. Mi hai quasi fatto venire la lacrimuccia.
    Quello che penso credo di averlo spiegato nel mio post (e nei commenti) sull'8 marzo. Non c'è niente di male a desiderare qualcosa che va al di là della famiglia. Paradossalmente, poi, è più facile finché vanno all'asilo che tanto stanno via comunque fino al pomeriggio. Io ho trovato qualche difficoltà in più quando hanno cominciato la scuola primaria, perché lì sì hanno bisogno di essere seguiti. Il part time mi è tornato veramente utile. Lo sbaglio che ho commesso poi è stato di tornare a full time. Ma è un errore a cui prima o poi cercherò di rimediare, anche se mi rendo conto che il tempo perduto non torna più.
    Mi piacerebbe davvero che riuscissimo a far entrare nel mondo del lavoro la mentalità che un po' di flessibilità (soprattutto mentale) può portare benefici sia al datore che al lavoratore.
    Sarò pazza, ma voglio crederci

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  2. io mi auguro che tu, abbia ragione! Purtroppo per la mia esperienza, ci credo molto poco....

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